Tanti auguri 194

Negli ultimi giorni sta ritornando per le strade e i mezzi di comunicazione italiani un tema che divenne quasi di moda in Italia come in tutto il mondo occidentale nel corso degli anni Settanta: l’aborto.

Aveva fatto discutere, aveva fatto manifestare, addirittura incarcerare i cittadini italiani dell’epoca e oggi viene rispolverato e scende in piazza, stavolta però dalla parte opposta. A Roma “Migliaia in marcia contro l’aborto”, si tratterebbe di una “Marcia per la vita”, così titolano “La Stampa” e “Repubblica” i loro articoli. La gente manifesta il proprio pensiero, se si legge in questo modo la situazione ammetto che non vi sia nulla di particolarmente interessante. E’ il contenuto, l’argomento di tale corteo che dovrebbe invece allarmare le persone.

Come sostenevo poco sopra il diritto a praticare l’aborto, diritto du cui oltretutto dispone all’incirca il 90% del nord del mondo, è stato raggiunto dopo anni di lotte e proteste, finché il 22 maggio 1978 fu approvata la cosiddetta legge 194 che così recita (art.1):

Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.

L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.

Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell’ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.

Questo fu un traguardo memorabile per le femministe, per i difensori dei diritti dell’individuo e per coloro che ancora credevano in ciò che definiamo democrazia.

L’unico problema che differenzia l’Italia dagli altri paesi, lo definirei un handicap molto grave, è la presenza della Chiesa nei nostri territori. Non è segreto per nessuno, o così spero, il fatto che essa tenti sempre di ostacolare il lavoro dei legislatori italiani con tutti i mezzi e finché riesce a manovrare l’opinione pubblica. Ora, non intendo colpevolizzarla della retromarcia intrapresa da questi individui riguardo l’aborto, mi è difficile però credere che coloro che sono scesi in piazza lo scorso 13 maggio siano ferventi atei, ma tutto è possibile.

La cosa forse più triste però è che tra questi manifestanti vi fossero dei giovani. Quanti non ha importanza, è cruciale però la loro presenza. Significa veramente che “i figli commettono gli stessi errori dei padri”, “la storia insegna che la storia non insegna nulla” e chi più ne ha più ne metta. Significa che questi ragazzi o sono stati trascinati a forza, oppure sono stati educati a calpestare i diritti e le possibilità di scelta altrui. Perché è proprio di questo che si tratta: un diritto, una scelta. Se una persona non vuole abortire è libera di non farlo, ma allo stesso tempo un’altra che ne ha voglia o bisogno dev’essere ugualmente libera di poterlo praticare.

A questo punto si va a incappare nella morale, nel credo religioso e tutte quelle cose che piacciono tanto alla gente la quale non si rende conto del male che fanno. Si parla di anima perlopiù, ma anche di diritto alla vita. Bisogna ricordare che l’Italia è uno stato laico sulla carta? Ebbene, l’Italia è uno stato laico. La nostra religione di stato non è il cattolicesimo, perché non ne abbiamo una. L’unica fonte di certezze o almeno l’unica soluzione dei dubbi che un paese laico fornisce a ogni cittadino è la scienza, non Dio, il Papa o Obi-Wan Kenobi. La scienza ha dimostrato che per i primi due mesi di gravidanza il feto non esiste ancora, il futuro neonato è infatto ancora un embrione, un organismo pluricellulare che non può ancora essere definito umano. Sinceramente non credo che tutti coloro che si dicono contro l’aborto piangano la perdita di ogni organismo pluricellulare del mondo, altrimenti non potrebbero mai smettere di farlo.

Detto ciò, dato che la legge crede alla scienza, al sapere dell’uomo sulla Natura, e in nessuna divinità o entità soprannaturale sarà bene ricordare a queste persone che la violazione di un diritto equivale alla violazione di una libertà e dove non c’è libertà non c’è quella che noi occidentali ci ostiniamo a voler esportare senza saperla gestire: la democrazia.

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