I nuovi utopisti immobili

Un tempo ci furono gli estremisti liberali, poi arrivarono gli illuministi, seguirono nel XIX secolo comunisti e anarchici; l’utopia è sempre esistita nella mente e nelle opere umane, poiché l’uomo è sempre stato in grado di sognare a occhi aperti. L’essere umano sogna cose possibili, ma anche cose impossibili, queste ultime sono definite (fin da Thomas More) utopie, dal greco o (“non, senza”) e tòpos (“luogo”).

Ogni forma utopistica era figlia del suo tempo: il liberalismo, ad esempio, nacque dalla necessità del ceto medio di libertà individuali atte ad aumentare i proprio profitti e sviluppare l’economia moderna. Oggi la società ha dato la vita a nuovi ideali, se così si possono chiamare, essi stessi figli dei nostri modern times. Le persone, in particolare al di sotto dei 25 anni, sembrano seguire o almeno predicare tali “ideali” quotidianamente. Gli esempi più emblematici di certe tendenze a mio avviso sono alcune canzoni del milanese Alessandro Aleotti, in arte J-Ax, ma anche luoghi comuni che spesso la gente riesce a tirare fuori. Si loda una vita di divertimenti, ma anche di assoluta indifferenza anarcoide o apatia sociale. “Fare ciò che si vuole, come lo si vuole” potrebbe essere un motto, accompagnato da un “chissene frega delle regole, dei diritti e dei doveri di un cittadino”. Criticare le istituzioni stando seduti in poltrona a bere e fumare, accompagnati da frasi del tipo “la politica è merda”, “i politici sono tutti ladri”, “non voto al referendum perché tanto non cambia un cazzo”. Alcune idee possono essere affascinanti, lo ammetto; il tratto anarcoide di questi pensieri può esserlo sicuramente. Il grande lato menefreghista però è, almeno a mio parere, davvero idiota.

Qualcuno potrà pensare a questo punto che sia errato scegliere di classificarli come utopisti: in effetti forse sarebbe meglio definire certe persone distopisti. Senza stare a inutili precisazioni letterali il fatto siginficativo è che un uomo, in quanto cittafino, non può sperare di rimanere fuori della vita sociale del proprio paese, neppure diventando un parassita, anche in tal modo infatti si farebbe parte dell’intricata rete di cui è composta la società contemporanea. In questo senso quindi credo che si possano definire in qualche modo sognatori.

Passando ora specificamente agli ideali da essi promossi, direi che sarebbe banale anche solo controbattere, ma mi vedo costretto a farlo, dato che certi “pensatori” esistono, e purtroppo non sono nemmeno pochi. Dunque, caro distopista apatico sociale, se davvero vuoi che qualcosa cambi nella società, o vuoi che sia la società stessa a cambiare, molla la canna o la bottiglia di birra, alza il culodal divano e scendi in piazza a far sentire le tue ragioni!

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