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Il sosia

La storia prende la piega che il narratore ha voluto creare, impostare, figurare e, anche, delegittimare, riformare, rivedere. Forse è stato il viaggio in Russia. Magari Putin gli ha rimembrato i mezzi per tentare il ribaltone, e cioè: gridare alla malvagità di un nemico (quasi) inesistente. Per Putin: il terrorismo ceceno. Per Berlusconi: il comunismo. Ma, questa volta, a proporlo è stato il delfino Alfano, il successore. E’ carino vedere che il tempo passa e porta mutamenti, mentre tanta gente continua ancora a parlare di fantasmi di un passato che nel presente non supera la soglia del 4% elettorale. Perché, diciamocelo chiaramente, non si può definire il Pd un partito comunista. Neppure quello di Vendola. Forse, Alfano e Berlusconi, parlano di un qualcosa che identificano nell’unione dei vari partiti finora citati? Non penso. Penso soltanto che è un ritornello senza alcuna fantasia né ritegno verso una fazione politica ormai in via d’estinzione. Però c’era d’aspettarselo. Ormai pure i gesti delle mani sono simili a quelli del padrone. I comici saranno felici di avere un nuovo Cesare da ridicolizzare. E, spero, che questo valga anche per i cittadini italiani. Proviamo tenerezza per un uomo – e un partito – che, abbandonato da Lega e Terzo Polo, prova a giocare la carta della disperazione. Si allontanano sempre più dalla realtà, ora che il paese necessità di avere e ricostruire una realtà distrutta da quel Berlusconi che ha portato il delirio, la falsità, la corruzione, ovunque abbia messo mano (o baciato e stretto mani). E mi dispiace vedere Dell’Utri, mafioso, sorridere e dire che ora la giustizia ha trionfato. Come è banale, sempre e ancora, sentire Berlusconi e Alfano lodare l’ingiustizia e sentirsi soddisfatti quando gli errori e il reato hanno il sopravvento sulla giusta causa e sulla verità dei fatti. Qui sembra che il tempo si sia arrestato. Un quadro di Hopper dove risulta vedersi una grande distesa verde sul quale giace un morto e accanto un cane che gli urina addosso. Perdonate la violenza dell’immagine. E’ il rispetto assente per chi è morto per tentare di salvare un paese che ha sempre tentato di non salvarsi. Come dice Giancarlo Caselli, procuratore di Torino, ed ex capo della procura di Palermo: “La requisitoria del sostituto procuratore generale della Cassazione Iacoviello non ha ferito solo me, ma Giovanni Falcone che ha teorizzato e concretizzato nei maxiprocessi il concorso esterno in associazione mafiosa.”

La requisitoria ha ferito tutto noi che crediamo e lottiamo contro questo sistema corrotto e malsano per tutti; per domani, per oggi.

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Il gioco dell’oca. Un’annotazione per il Premier Monti

Una constatazione: Mario Monti è un uomo che annota tutto. E lo fa seriamente.

Questo è un bene, avendo tutto scritto non si rischia di dimenticare. Ma lo scrivere ha, comunque, una subdola capacità: il tralasciare se non si ritorna a leggere le pagine precedenti. Quindi c’è la possibilità di dimenticarsene o di occultare alcune parti.

Quando Berlusconi, a pranzo col Premier, lo ha supplicato di darsi una mossa sulla riforma della giustizia (tra l’altro è stato prescritto riguardo il caso Mills, lamentandosi pure –dopo tutti gli imbrogli e i sotterfugi per sfuggire da tale sentenza- di non aver ricevuto l’assoluzione), Mario Monti ha ritenuto corretto che questo rientrasse nel suo taccuino; che lo annotasse.

Questo è un esempio dell’uso che si può fare con un quaderno personale, di lavoro, di studio.

Ma passiamo alla seconda operazione: il rivedere.

Questo, il Presidente Mario Monti, sembra non compierlo.

La riforma sui Taxi, le Professioni, le farmacie, cambia e si addolcisce giorno dopo giorno. Diciamo che le pagine vengono scritte e riscritte sempre con una grafia più piccola e riassumendo sempre di più i pensieri e le riflessioni trascritte precedentemente. Cioè, in breve, si scorpora il grande pensiero centrale in piccole parti; continuamente. Ancora più in breve, si dimenticano o si occultano le parole e le richieste o riflessioni scritte precedentemente.

Non parlando più metaforicamente, c’è un ridimensionamento costante. Questo deriva dal logorio interno da parte di lobby, parti sociali, partiti senza ideologie concrete che tentano – unicamente – di accaparrarsi il Monti per il 2013 (anche se Lui, sperando riesca a mantenerla, ha promesso di non candidarsi alle prossime elezioni).

Ok, la Grecia è salva, lo spread non emoziona più, ma il timore e la sporcizia resta. Qui non stiamo parlando di un qualcosa che funziona. Qui parliamo di un paese vissuto nel caos primordiale, dove vige la legge del chi arriva e corrompe prima vince. Qui non parliamo solo di creare posti in più per incentivare la crescita, ma discutiamo anche di una ristrutturazione di un sistema corrotto e malsano. Oppure mi sbaglio?

Va bene – finalmente – far pagare l’Ici alla chiesa. Va male invece l’eliminazione del “tesoretto” del Fisco per l’agevolazione sulle tasse. Non sarebbe stato meglio farlo nascere questo “tesoretto”, anche con entrate minime? I dati mostrano che la gente è sempre più povera, che il carrello della spesa soffre di anoressia, che lo spread comunque non ha interesse verso nulla. Era un punto in più, non un’illusione (come è stata definita). Questo dimostra incertezza. Però non è fantasia chi trema davanti a un supermercato o, una volta alla cassa, deve dire alla cassiera di eliminare qualche alimento perché non ha modo di pagarlo. L’ho visto diverse volte in quest’ultimo mese.

Non giochiamo al gioco dell’oca. Si rischia così di non arrivare mai al capolinea. Qui a noi non serve la fortuna per lanciare i dadi; a noi non servono neppure i dadi. Qui si richiede la trasparenza e la potenzialità di saper gestire, anche con severità e costanza, per eliminare quelle facezie losche che per vent’anni e oltre hanno distrutto questo nostro paese. Cerchiamo di stabilire delle regole sincere e comuni, senza scendere a patti con chi ha corrotto e con chi vuole “essere un colluso”.

Se ci guardiamo intorno, c’è pace. La gente, con la disperazione, sta perdendo l’onore e convive con la mortificazione pur di cercare di tornare a crescere e ad avere una possibilità. Ok, non siamo la Grecia, ma non serve a nulla questo monito ripetuto come una slogan pubblicitario, e il rischio che lo diventi è sempre dietro ogni porta di supermercato o di aula universitaria (non tutti hanno la possibilità di andare alla Bocconi; non tutte le università sono la Bocconi).

Gentilmente, annoti anche questo signor Presidente.

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“Sarà colpa tua”, Supereroe M

 “L’economia italiana, tradizionalmente lenta, è oppressa da corruzione, evasione fiscale, criminalità organizzata, basso tasso di natalità, povertà (nel Sud), scarsi livelli d’istruzione, infrastrutture inadeguate e un immenso debito pubblico. L’elenco potrebbe continuare e ogni economista avrebbe un’opinione diversa su quale sia il problema più grave: un sistema giudiziario irrazionale o la burocrazia, un mercato del lavoro inefficiente o un tasso di occupazione troppo basso? E’ questa la verità italiana […]. Le riforme sono un’operazione di facciata e trascurano problemi con conseguenze molto più serie sull’inefficienza dei servizi […]. Finora Monti ha fatto poco per migliorare le prospettive di crescita, l’unico modo in cui l’Italia può sperare di ridurre un debito pubblico pari al 120% del PIL […]. “L’aumento delle licenze dei taxi e delle farmacie non avrà un grande effetto sulla crescita, ma se non andasse in porto si avrebbe l’impressione che Monti non è riuscito a fare praticamente nulla.”

 Immaginate questa scena: un immensa distesa grigia con centinaia di lapidi e su ognuna di essa il nome e l’anno di nascita e di morte. Il nome è quello di uno Stato. L’anno di nascita e di morte è relativo all’entrata nella globalizzazione, nel mercato unico mondiale, e la sua estinzione da questa folgorante struttura. Ancora l’anno di decesso è vuoto. La terra davanti ad esse è aperta e ci sono dei tizi, in ognuna di queste fosse, che scavano, scavano, scavano. Altri invece stanno fuori, appoggiati ad una pala che aspettano di ricoprire e firmare l’atto conclusivo sul marmo. Il cielo è terso. Forse cade della neve acida. Questo è il contesto generale. In più c’è, davanti a questo triste panorama, un altro tizio immobile, teso come la corda di un arco, di spalle, con un mantello rosso appeso sulle spalle e con su scritto Super M.

E’ un supereroe (è stato insignito del premio di europeo dell’anno al parlamento francese! In più in America è stato lodato e applaudito con vigore e furore!). Vicino a lui c’è un cartello, un po’ macabro, con su scritto: “Ora se qualcuno muore è tutta colpa tua.”

Bene.

Ma, bisogna confutare, per fortuna, che questo non accadrà: sono in procinto di apertura oltre 5 mila farmacie. Tutti avranno un luogo certo dove trovare la cura. Questo è l’esempio di un operazione seria per tutte le recessioni e le problematiche economiche (tutti i partner europei sono felici di queste incredibili mosse di mercato).

E’ inutile estinguere la malattia, siamo seri!

Pensate al casino che ne deriverebbe? Pace, fratellanza, gente che fa lo scontrino e paga le tasse, parlamentari che tagliano il proprio stipendio o che addirittura lo devolvono interamente a persone bisognose e precarie. Operai che hanno uno stipendio fisso. Immigrati che non lavorano più in nero e che non vengono sfruttati. Meritocrazia nei concorsi. Scuole competenti. Mafia estinta. Berlusconi in galera, cioè una giustizia finalmente libera di poter fare il suo lavoro, con la possibilità di ristrutturarsi, sfoltirsi, regolarizzarsi. E tanto tanto altro ancora.

Siamo seri: sappiamo che questo è impossibile.

Altrimenti come laverebbero e a che servirebbero i supereroi?

 

 

Ps. Quel meraviglioso affresco del nostro paese riportato a inizio pagina è stato scritto dal giornalista britannico Gavin Jones per Reuters.

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I 4 amici e il teleschermo

Stanno seduti ad un tavolo. M. con A. B. e C. (strana causalità questo inizio dell’alfabeto – di certo, involontario perché la disposizione poteva essere anche B. C. A. o B. A. C. o, ancora, A. C. B.; ma questo non è importante). Loro sono qualcuno. O, almeno, è la loro carica ad essere qualcosa. M. ha i capelli bianchi, tante rughe e una serietà da far ribrezzo. A. assomiglia a B., cioè entrambi hanno perso la calotta centrale dei capelli e mantengono un cespuglietto sui lati. Mentre C. sembra un divo del cinema con la sua folta chioma grigia patinata che non vuole tramontare mai. Parlo dei capelli perché è la cosa maggiore che li distingue. L’altra è il credo. M. è un tecnico che pende sia di qua che di là. B. va verso sinistra, ma sta comodo anche al centro. A. è tutto spostato verso destra. C., invece, ha i piedi saldi al centro, ma ha vocazioni innate di ubiquità: capita di vederlo sia al centro che a sinistra o a destra, dipende il tema trattato o il guadagno che ne riceve. Comunque questi sono loro e questo è lo scenario.
Stanno in rigoroso silenzio.
Si guardano e si studiano. In rigoroso silenzio.
Neppure il respiro disturba quel rigoroso silenzio.
Nessun movimento. Alcuna voglia di grattarsi, e non si parli neppure di qualche formicolio alle gambe o uno sbattere di ciglia!
Sul tavolo c’è uno schermo. Diciamo un 42 pollici.
Non emette ronzio. E’ attraversato da immagini e diciture.
Questo è parte dell’elenco che scorre: – Un giovane su tre è disoccupato; – La Fornero parla di passi avanti sulla questione lavoro, ma Cigl, Cisl e Uil non vogliono trattare sull’articolo 18; – Studio aperto consiglia agl’anziani, ai bambini e ai senza tetto, per il gelo, di restare a casa (ne sono morti già 7); – Passa la mozione Pini sulla questione giustizia (sulla Responabilità civile, cioè sarà il giudice che sbaglia, a rimborsare, di tasca propria, l’incidentato); – Lusi ruba 13 milioni dalle casse del Pd; – Stragi naziste in Italia, Berlino vince il ricorso
la Corte dell’Aja blocca le indennità; – Violenza di gruppo: non è necessario il carcere; – Sciolta la giunta di Ventimiglia per infiltrazione mafiosa (come se fosse umidità); – Edilizia, in 4 anni persi 300.000 posti di lavoro. Nel 2012 gli affari caleranno del 3-4%; – Cala la fiducia dei consumatori, mai così bassa dai livelli raggiunti nel 1996: il potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso è diminuito dell’1,9%; – Bologna: laurea a Napolitano…; – Ricorso contro i tagli ai vitalizi. I leghisti guidano la rivolta; – Il capo del consiglio dice che il lavoro fisso è una monotonia. I giovani si ribellano e fanno tanto bel casino su internet; – Caso Rai (stop.); – Romano La Russa, assessore regionale del Pdl alla protezione civile della Lombardia, vuole usare i profughi per spalare neve e spargere sale; – La Camera approva il rifinanziamento per le missioni militari. La Difesa decide di usare gli aerei per bombardare. Si realizza l’idea di La Russa; – Le carceri sono sempre più affollate; – La benzina aumenta giorno dopo giorno; – 6/7 mila gatti vengono uccisi ogni anno per la nostra alimentazione…; – L’Italia si lega alla legge ACTA, si cerca in ogni modo di ostacolare la libertà d’espressione e di parola; – Migliora a gennaio l’indice di attività dei servizi nell’Eurozona, ma non in Italia; ecc. ecc.
Ecco cosa passa il teleschermo.
E loro stanno seduti e in rigoroso silenzio.
Si guardano e si studiano. In rigoroso silenzio.
Neppure il respiro disturba quel rigoroso silenzio.
Nessun movimento. Alcuna voglia di grattarsi, e non si parli neppure di qualche formicolio alle gambe o uno sbattere di ciglia!
Hanno fatto qualcosa e continuano a farlo ed è quello che passa quel teleschermo, diciamo di 42 pollici.

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L’Italia a portata di un click che non funziona

“Quasi 5,6 milioni di italiani si trovano in condizione di “divario digitale” e più di 3000 centri abitati soffrono un “deficit infrastrutturale” che rende più complessa la vita dei cittadini.”
Questi sono dati ripresi da un comunicato governativo relativi all’`Agenda digitale comunitaria [dell`agosto 2010 (COM (2010) 245 f/2)].
Il nuovo Decreto Semplificazioni, varato pochi giorni fa dal Consiglio dei Ministri, è concentrato – e mira – sulla ristrutturazione di un sistema burocratico antico e pesante, basato su scartoffie e procedimenti lenti e, troppo spesso, inutili. Tutto passa alla mano rapida del web. Eppure, rileggendo i dati sopra riportati, mi sorge un dubbio: se le linee telematiche hanno problemi di recezione globale come possono tutti gli italiani, nord centro e sud, poter usufruire di tale velocità di elaborazione dati riguardo lavoro, certificati vari, scuola? Se alcuni paesi ancora camminano con la famosa e antiquaria linea 56k, se non addirittura non conoscendo neppure questa (e mio malgrado conosco paesi e gente del sud che ancora abbonda di questi problemi e tabù, cioè internet come mezzo del male fisico-mentale o – più tristemente – come una spesa inutile per l’uso che ne concerne o che può derivarne), come si fa?.
Sono d’accordo con questa determinata soluzione riduzionista di un sistema olistico e prepotente verso la semplicità di determinate azioni che a volte richiedono un percorso lungo e irto di innumerevoli e noiosi ostacoli. Ridurre tutto a passaggi telematici è di certo un gran vantaggio, principalmente per i più giovani e per le imprese. Però c’è il problema che la mia domanda rivela: come faranno coloro che questo mezzo ancora non lo ha o lo ha come avesse un plico di 100 pagine da firmare e compilare?

Sul Sole24Ore di Domenica Fabrizio Forquet esprime forte e chiaro il problema risultante da tutto questo ottimismo che aleggia tra le sale di palazzo Chigi: assenza di riforme. Cioè “liberalizzazioni e semplificazioni, da sole, non ci tireranno fuori da qui”. Cioè dal solito sistema. Cioè dai guai del debito e del Pil. Cioè dall’impasse del nostro mercato e della nostra fiducia nella politica.
I punti nevralgici da lui menzionati – e da me condivisi – per risollevare e migliorare il degradante status quo sono: a) riduzione del carico fiscale su lavoro e imprese b) riforma del lavoro c) riforma della giustizia e, aggiungo, d) combattere l’evasione fiscale.
Questi sono i 4 punti che ostacolano, a sufficienza, il processo di evoluzione che conduce a un graduale miglioramento.
Il governo sembra essersene accorto. Parla di destinare i soldi recuperati dalla lotta all’evasione a quelle persone che pagano le tasse “veramente”. Non è roba da poco. Ma, soprattutto e ricordando l’impossibilità di unione tra partiti e parti sociali, ci vorrà tempo.

Per concludere, chiudo con la mia solita, ma sensata, tiritera.
Sulla Repubblica di domenica, Marco Panara e Elena Polidoro, pongono tre domande a diversi personaggi della politica pubblica riuniti a Davos riguardo il sempre maggiore allarme riguardo la disuguaglianza tra ricchi e poveri che sembra spinga sempre più verso la recessione. Alla domanda “In che modo i governi possono ridurla?”, in breve e in coro, la risposta è stata: incentivando educazione, istruzione e formazione (che portano a meno disoccupazione e quindi meno disuguaglianze).
In primis: riforme per il futuro.

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Il non so e non sono e la fase due

La fase due è pronta. Monti parla di una “grande azione sociale, oltre che economica”. Napolitano è fiero. Lo sarà anche qualcun altro. Eppure, chi dovrebbe brindare per queste aperture, ha già convocato scioperi e proteste. Sono le lobby farmaceutiche e quelle dei taxi. Tutto è sempre il contrario di tutto. La nuova fase parla, riguardo ad esempio ai farmacisti, di avere una farmacia ogni 3 mila abitanti; verranno assegnati oltre 5 mila nuove licenze; i giovani farmacisti potranno concorrere anche in forma associativa; gli orari, i turni, gli sconti saranno liberi. In poche parole, ci sarà concorrenza e meno guadagno per gli status quo. Questo vale, in teoria diversa, per i tassisti e gli avvocati. E in questo possiamo trovare la ragione e il torto. Se cominciassimo dal torto, dovremmo parlare della mala gestione di questo sistema, della mano libera lasciata a chiunque per poi pentirsi e ritrovarsi con le mani – ormai – legate. La ragione sta nel colpire (nel senso di riformare) quelle strutture dove il lavoro è saturo e l’andamento della bilancia non sempre è in equilibrio (questo non riguarda la casta dei notai). Come ho espresso da qualche parte, non siamo tutti dei farmacisti né degl’avvocati o tassisti. Per essere critico, la questione riguardo l’istruzione è stata molto lesinata dalla manovra. Poco e nulla è cambiato. Sì, si punterà più sulla correttezza e sulla meritocrazia, ma non c’è un entrata che possa offrire nuove assunzioni. In più, il vecchio regime è ancora in auge. La pulizia che permette una rifioritura dell’istruzione, sia riguardo al sistema scolastico e sia riguardo alle caste che al suo interno governano le regole e le poltrone, non c’è stata e chissà quando avverrà. Quando Monti si ringalluzzisce dicendo di aver offerto ai giovani (sotto i 35 anni) di poter aprire una società con “1 euro”, (“perché ci sono tanti Bill Gates in Italia”), non si rende conto che il problema non sta solo nella possibilità monetaria di aprire una società, ma anche nel gestirla, nel trovare introiti, nell’entrare nel mercato. Ma se il nostro mercato è vuoto, privo di movimenti, fermo come una crisalide in inverno, che senso ha aprirsi una società? Liberalizzare senza incentivare (parliamo del sistema mercato e non di regole che stabilizzano nuovi parametri tipo quelli dei benzinai) è come invitare a nozze dei parenti senza dare l’indirizzo o il nome della chiesa dove avverrà il matrimonio. Bello a dirsi, complicato a farsi.
Per concludere, Monti a una domanda della Gruber che gli fa notare di aver letto su internet che il suo nome viene associato alla “massoneria” risponde: <<Non so bene cosa sia la massoneria. So certamente di non essere massone. E non mi accorgo se qualcuno lo è>>.
Oltre il controsenso nel dire di non sapere per poi affermare di non esserlo un massone, mi dispiace che il Premier abbia questo limite di non riconoscere un massone: la politica italiana è lo specchio di quella casta e molti di loro lo fanno ben bene notare.

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Il lusso non è per sempre?

La manovra, dopo giorni di contestazioni da parte delle parti sociali, di Lega e IDV, di bagarre in aula e scioperi e manifestazioni in giro per l’Italia, viene approvata alla Camera con 402 voti a favore e 75 contrari. Il Pacchetto Salva-Italia ha subito diverse modifiche e, fino a fine anno, sono previste nuove aggiunzioni e altre manomissioni e sottrazioni. Prima di rispondere alla domanda che il titolo di quest’articolo pone, facciamo una passeggiata tra i vari punti interni di questa pesante manovra:
Casa: nasce l’Imu (Imposta municipale unica) che prende il posto dell’Ici. Si pagherà dal 2012 anche la prima casa e si calcolerà su rendite catastali rivalutate del 60%. Colpiti anche gli immobili posseduti all’estero.
Pensioni: estensione per tutti dal 2012 del sistema contributivo. Età di vecchiaia fissata a 66 anni per gli uomini e 62 per le donne. Parità nel 2018. Pensioni anticipate se si raggiungeranno i 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne. Chi esce prima subirà un taglio dell’1% nell’immediato e il 2% per ogni ulteriore anno di anticipo).
Tasse: le aliquote Iva del 10% e del 21% saliranno di due punti dall’1 ottobre 2012 e dello 0.5% dall’1 gennaio 2014. Aumentano le accise sul tabacco macinato (e non sulle sigarette). Già in vigore l’aumento delle aliquote su benzina e diesel. Nelle Regioni cresce l’aliquota base dell’addizionale all’Irpef; si passa dallo 0,9% all’1,23%.
Lotta all’evasione: tracciabilità fiscale per i pagamenti oltre mille euro e uso del contante entro questo livello. Sparisce il segreto bancario.
Banche: il Tesoro potrà rilasciare la garanzia statale sui finanziamenti erogati dalla Banca d’Italia e da quelle estere fino al giugno 2012. Divieto di incroci di poltrone tra le varie banche o assicurazioni, e l’obbligo di indicare in dichiarazione dei redditi il numero di abbonati Rai.
Costi della politica: l’abolizione delle giunte provinciali e delle Provincie non sarà immediata, ma avverrà solo alla scadenza naturale  delle giunte attuali e dunque dal prossimo mandata. I membri delle Authority scendono da 50 a 28. Inpdap e Enpals vengono incorporati nell’Inps. Sui vitalizi e stipendi dei parlamentari si deciderà entro il mese di gennaio. Ci sarà un tetto massimo per gli stipendi nella Pubblica amministrazione pari al trattamento del primo presidente della Cassazione (300 mila euro annui).
Patrimoniale: i capitali rientrati con lo scudo fiscale sono colpiti da un’imposta dell’1% nel 2012, per salire all’1,35 nel 2013 e assestarsi allo 0,4% nel 2014. Tasse anche sul lusso: auto potenti e barche sopra i 10 metri e aerei privati. La tassa diminuisce col tempo (Dopo 5, 10, 15 anni dalla data di costruzione). [Analisi ripresa dalla Repubblica, 17/12/2011, articolo di Valentina Conte]
Ed è con queste ultime righe che la domanda scaturisce. La risposta, in sé, è semplice ed è la seguente: il lusso è un bene, nella maggior parte dei casi, inestinguibile. Certamente una barca può perdere il suo valore col tempo; lo perde principalmente un auto visto il suo maggiore impiego. Ma una tassa sul lusso avrebbe dovuto avere un altro senso. Basare la tassa sul valore è come dire che la ricchezza diminuisce col tempo o che la povertà è la destinazione finale di tutto quello che siamo e abbiamo. E lo sappiamo che questo non è vero. Tassare il valore del lusso e non il lusso posseduto (perché si ha la possibilità di acquistarlo) è una beffa creata appositamente per arginare un male comune in Italia: non esiste potere che può contrastare le lobby e i diversi ricchi che non conoscono distinzione tra il valore e la temporaneità del valore posseduto. Sembra difficile da spiegare, ma basta fare un esempio: se io sono un collezionista di auto e acquisto una Maserati, la utilizzo per diverso tempo e poi la colloco nel mio museo personale o la rivendo o la scambio ecc. ecc., il suo valore può perdere peso, ma non perde peso la ricchezza che io posseggo (oltretutto tenendola in un garage o in un museo o nella mia stanza, non faccio girare il mercato). La tassa sul lusso, lo dice la parola stessa, tassa il mio patrimonio in base a quello che ho e non sul valore di ciò che io posseggo. Sembra più di tassare la Natura e il procedere del tempo che la ricchezza intrinseca all’uomo che possiede quel bene.
Diciamo che mi sono impuntato su questo punto perché sembra quello meno pulito e più facile da sorvolare.
Non so se sono stato chiaro, ma è certo che la chiarezza non è un principio di questo pacchetto e, come sempre accadde e accadrà, si sta sfibrando in mille concessioni (come le liberazioni per le autostrade, le farmacie, i negozi, le edicole, i taxi) alle lobby e ai Partiti e ai ricchi imprenditori.
Quei 50 euro in più sulla bolletta di luce e gas avrà peso su chi, oggi, vive a stento e arrancando arriva a fine mese.
Monti spera che <<questo sia l’ultimo Decreto per salvare l’Italia>>.
Lui è sempre felice e speranzoso.

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Due situazioni con battute drammatiche

1. Manovra.
Il Presidente del Consiglio Mario Monti si sente fiducioso, dice che gli italiani capiranno le soluzioni prese per allentare la tensione e portare l’Italia al pareggio di bilancio entro il 2013. Eppure alla Camera vengono portati oltre 1400 emendamenti di correzione del testo e il relatore Baretta (PD) ha annunciato modifiche su indicizzazione, pensioni, Imu, tracciabilità, stipendi manager pubblici e parlamentari. Quindi questo ci dimostra che la fiducia di Mario Monti è solida.
I problemi principali sono l’Ici non pagata da parte del Vaticano e l’asta dei diritti televisivi. Bagnasco si dice disponibile a discutere sull’applicazione dell’Ici agli immobili della Chiesa. La cosa preoccupante è vedere quanto sarà lunga questa discussione. Domanda: semplice sermone o intero Corpus Domini? I vizi sono difficili da estinguere, principalmente quando sono poco chiari i suoi “effetti collaterali”, essendo che esiste un’assenza che dichiari il dichiarabile.
In più il tempo è denaro e insufficiente per lunghe chiacchierate sullo sfondo di un tramonto che potrebbe assorbire tutto il paese in un lunga e spaventosa notte. Sulla questione dei diritti televisivi, abbiamo due opzioni da prendere in considerazione: una è di lasciare che l’asta venga fatta senza alcuna asta (visto che Sky si è ritirata e alla Rai non servono nuovi palinsesti); due, far sì che l’asta senza asta venga pagata da colui che se ne appropria (quindi Mediaset). E’ semplice capire quale strada prendere: la prima. Perché Monti è fiducioso e Berlusconi pure.
Comunque, la realtà è un’altra: non esiste asta senza asta e tra i compratori, chi vince, deve pagare; principalmente in questo momento di crisi e stangate sui portafogli di pelle finta. Sarebbe una bella beffa per tutti. Significherebbe che i sacrifici non sono equi (ma questo la manovra lo sta dimostrando con le pensioni e con il taglio delle indennità dei politici), ma si basano unicamente e ancora sulla paura politica, sull’evitare che la catena vecchia e logora, ma pur sempre appesa e viva, si spezzi per dare altra luce su un sistema sporco e mafioso.

2. Unione Europea.
Il vertice dei 27 stati europei si è concluso nella mattinata di sabato. Ha portato a diverse soluzioni e un addio, quello della Gran Bretagna. Quest’ultima cosa è avvenuta perché <<Sul tavolo c’era un trattato che non difendeva i nostri interessi>>, parola di Cameron. Sinceramente, da un po’ fastidio ascoltare queste affermazioni. Conosciamo i dissidi decennali tra Europa e Gran Bretagna, ma in un momento come questo, quando tutto può esplodere e cancellare anni e anni di sacrifici e accordi e lavoro, rinunciare solo per un fatto “personale”, mi puzza di ipocrisia e dispetto. Non voglio essere cattivo, ma se di merda dobbiamo cibarci è meglio che non si creino situazioni di squilibrio: che tutti mangino dallo stesso piatto con le rispettive porzioni sui bordi.
Certo, non sarà mai così perché non esiste un’unica “politica Ue”: ogni Stato ha la sua costituzione, i suoi debiti e sui guadagni, ma – in fin dei conti – da questo vertice almeno un po’ di rinnovata coesione ha fatto sì che ne uscisse un qualcosa di chiaro e definito come obbligare i 26 Stati membri a inserire nelle costituzioni nazionali l’obbligo di azzerare il deficit (trattato chiamato “Fiscal compact”). Sarà permessa una soglia massima di sforamento pari allo 0.5%. Se si supererà, la Commissione europea farà una correzione automatica – con manovre, proposte, riforme, calendario – per rientrare nei parametri. Quindi più potere alla Commissione. Altra roba importante è l’Esm anticipato al 2012 (luglio). Oltre al fondo salva-stati dotato di 440 miliardi (200 utilizzati già per Portogallo e Irlanda), si aggiunge il Fondo di soccorso permanente (Esm) da 500 miliardi. Questo Fondo potrà prendere decisioni cruciali a maggioranza qualificata, così da aggirare i veti dei singoli governi. Invece per gli Eurobond si parlerà nel vertice di Giugno (anche se, sicuramente, se ne parlerà anche in quello di Marzo). I mercati hanno preso bene queste notizie. Lo spread scende a 421 e Milano sale del 3,37% (mentre Moody’s declassa tre banche francesi).

Il Presidente del Consiglio Mario Monti dice che non gli è sembrato un vertice dei fallimenti, anzi <<il risultato del vertice è molto buono per la zona euro>>. Ed infine, ad una domanda dei giornalisti che chiedono cosa vorrebbe regalare agli italiani per Natale, lui risponde: <<un momento di serenità e di speranza>>.
La parola è esatta: “un momento”, neanche un attimo in più.

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Alfredo e il metodo B.

Quindi la colpa sarebbe del maggiordomo. Così Berlusconi annuncia nell’intervista per il nuovo libro di Bruno Vespa (l’unico uomo a cui sia concesso di dare delle risposte). Ma, in fin dei conti, anche qui l’accusa verso il povero “Alfredo” (nome del maggiordomo) non può reggere perché 1. è Berlusconi che risponde a Lavitola e 2. le parole dette fra i due sono le sue e del direttore dell’”Avanti!”. Lo vuole processare come complice? E’ stato minacciato di ritorsione in caso non avesse risposto? Immaginiamo la scena: “Alfredo” – uomo tarchiato, alto 2 metri, con denti da tigre della Malesia – entra con prepotenza nella stanza del Cavaliere mentre lui discorre con i 36 Giusti che reggono in piedi il mondo, comincia a sbraitare e a prendere a cazzotti i poveri invitati e, una volta giunto davanti al Presidente del Consiglio, con fare omicida, lo intima a rispondere al telefono altrimenti la profezia di Ibrahimovic e Cassano (che smetteranno tra pochi anni di giocare a calcio) si avvererà nell’immediato. Lui, sottomesso a tale forza e minaccia, è costretto a rispondere a quel maledetto cellulare.
Sappiamo benissimo che non è andata così. Conosciamo, grazie alle intercettazioni, le parole, le minacce, i servizi del faccendiere, le debolezze e i ricatti inferti. Sappiamo che Tarantini fu messo in contatto con Bertolaso per Finmeccanica. Sappiamo il “facciamo fuori il Palazzo di Giustizia e assediamo Repubblica”. E sappiamo che anche questa volta lui smentisce ogni cosa; che le sue parole vengono sempre travisate; che c’è un accadimento giudiziario dal ’94 su di lui, senza un motivo ragionevole. Tornano gli attacchi alla magistratura. Torna a dire che lui non ha paura dei giudici, che nessuno a mai trovato uno straccio di prova che abbia retto al vaglio dei tribunali (tanto per ricordarne una: il caso Mondadori).  E’ un comico. E’ un uomo che riesce a inventare storielle e far ridere chiunque. Ma è anche una persona ormai costretta a qualunque ricatto, sia personale che politico. La maggioranza è stanca dei suoi errori e dei suoi problemi; ultimo il ricucire in massa sulle parole dette riguardo il cambio della legge elettorale: da porcellum in plebiscito a favore delle preferenze. E’ uno che le spara in grande, senza rendersi conto di andare contro le sue stesse idee o contro le idee del partito e dell’intero Governo. In più, il decreto sviluppo sembra scomparso. Si parla di ogni cosa, si dice: <<Prima di tutto: il decreto>>, ma oltre questo nessuno conosce niente. Tremonti dice a costo zero (cosa?). Urso-Ronchi-Scalia dicono che a costo zero è invotabile (cosa?). Qualche volta esce qualcosa, poi -puff- scompare e si riparte: Patrimoniale? Condono? Concordato? E intanto la Ue chiede rigore, con urgenza e serietà politica. Cosa dobbiamo dire? Bini-Smaghi è ancora seduta a quella poltrona mentre Draghi ha preso il posto di Trichet (i migliori auguri da tutti noi di Trasumanar) e la Francia chiede di rispettare gli accordi – dando anche un ultimatum: domenica, (scrivendo di sabato non so come andrà a finire). Di certezze in questo momento è meglio non cercarle qui, in Italia. Siamo tutti costretti a camminare con le mani alzate bene in vista perché, in massa, ci stiamo arrendendo. Ci arrendiamo alla routine, ai black bloc che distruggono ogni senso di civiltà e umanità, ai politici corrotti, alla miseria che ci costringono a subire, alla decadenza scolastica e scientifica, letteraria e imprenditoriale. Tutto ciò è risanabile, ma non con questo Governo né con la minoranza, giammai con i cattolici (che se ci fate caso, ormai lo sono tutti). E visto che la politica la fanno i politi, il male minore è far sì che ci sia una coalizione tra i vari gruppi partitici – che si allunghi alle varie organizzazioni statali e civili, alle università, oltre che ai vari settori dell’imprenditoria – portando avanti un progetto comune di risoluzione riguardo la questione economica del paese. Ora. Poi tornare a nuove elezioni. Nessuno stallo. Ma con scadenze e regole da seguire. Neanche io penso sia una eccezionale soluzione, ma già il sol inserire le idee e le questioni più urgente dalla parte civile è un buon inizio di confronto e di rassicurazione. Le orecchie da mercante, oggi, sono lo Stato. Bisogna urlarlo: i problemi di Berlusconi non sono i “nostri”.

Ps. Un cordiale saluto al povero capro espiatorio, il maggiordomo “Alfredo”.

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Il miraggio

E’ stata una settimana composta da piccoli elementi che conducono a una grossa catastrofe. E sembra che la strada sia tutta in salita.
Dopo il declassamento di Standard and Poor’s e Mooody’s, arriva quello di Fitch che riduce il grado di affidabilità dell’Italia da AA- ad A+. Dalla nota rilasciata dall’agenzia risulta che questa sforbiciata scaturisce <<dall’intensificarsi della crisi della zona euro che costituisce un significativo choc finanziario ed economico che ha indebolito il profilo di rischio sovrano del paese. […] Un potenziale rallentamento implica che gli obiettivi di bilancio per il 2013 potrebbero non essere centrati. […] L’iniziale, esitante risposta del governo all’allargarsi del contagio ha eroso la fiducia del mercato nella sua capacità di riuscire a traghettare l’Italia nella crisi dell’euro.>> Quindi, questa scelta, deriva anche dall’impasse che scaturisce dal Governo. In effetti, Berlusconi oltre a farsi una serata di festa a Mosca per il compleanno di Putin, oltre ad “umiliarsi” coniando il nome del nuovo partito “Forza Gnocca”, concentra tutta la sua attenzione – e con lui anche parte della maggioranza – sulla questione dell’intercettazioni. Ormai è quasi cosa fatta. Anche se Napolitano sembra scomparso. In effetti, Costa le sta provando tutte pur di rendere accettabile il testo per il Colle. Ma di accettabile non c’è nulla, a cominciare dalla proposta. Carcere per i giornalisti. Siti oscurati. Ammende che vanno dai 3 ai 30 mila euro. Questo solo perché si vuole evitare che gli inciuci e le porcate restino all’oscuro, mentre i vermi mucano il paese. Da dentro. Con volgarità. Sembra di parlare del paese dei balocchi: tutti a sorridere, a giocare, a saltare e poi, pian piano, diventare degl’asini che piangono il loro nuovo stato animale. Ripeto: non è tutto così. Lo sarà la polita, ma le dimostrazioni di venerdì degli studenti e di sabato con l’evento di Giustizia e Libertà a Milano, dimostrano come il paese chieda un forte cambiamento. Chiede serenità e concretezza. Parlare di intercettazioni adesso, mentre la nave affonda, è come parlare di acqua nel deserto. Ci si illude e si muore del miraggio. Ma la realtà è evidente; sognare è l’unico modo per sopravvivere. Ma questa è poesia. La realtà è un lavoro, il pane sul tavolo, la domenica in famiglia, la tredicesima a Natale, eccetera eccetera. Cose che stanno divenendo un miraggio. Draghi parla bene quando dice che i giovani stanno perdendo il futuro, che lo Stato non si sta impegnando concretamente nella crescita. Questa è la catastrofe. Fatta di piccoli elementi. Fatta dai vermi. E sembra una strada tutta in salita.

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